29 marzo 2009

Sapere è potere!

Certamente nessuno di noi nasce imparato, e dal momento che mai qualcuno ci riporta sull'etichetta quello che c'è dietro un prodotto finito, facciamo una doverosa panoramica generale sui materiali usati più comunemente per le calzature, i capi d'abbigliamento e gli accessori...così che la scelta di vestirsi cruelty-free possa essere più comprensibile a tutti. Se li conosci li eviti. Per fortuna le alternative senza crudeltà in questi settori non ci mancano davvero!

Pelle di mucca e vitello

La pelle viene generalmente considerata un sottoprodotto dell'industria della carne ma giudicando dall'enorme giro d'affari che essa muove non può essere definito un prorotto di secondaria importanza. La pelle è in stretto collegamento con l'industria della carne e del latte. Se si smettesse di mangiare la carne di animali la loro pelle non sarebbe disponibile per farne scarpe, borse, divani. Ma se si smettesse di usare la pelle il mercato della della carne ne risentirebbe.

L'unico modo per rompere questo ciclo di sofferenza è di smettere di mangiare carne e di usare pelle (Animal Amnesty, 1994). Bisogna poi tenere presente che la lavorazione del cuoio (la conciatura) comporta l'impiego di sostanze chimiche tossiche e altamente inquinanti.

Pelle di coccodrillo e serpente

Inchiodati a un albero per la testa, viene loro praticata un'incisione sulla parte posteriore del capo e, afferrata la pelle, vengono "sbucciati" in un sol colpo (questo per mantenere la flessibilità della pelle). I corpi, nudi, rimangono abbandonati in questa posizione, torturati dalle zanzare, sino a che giunge, finalmente, la morte.

Pelle di canguro

AI canguro tocca una sorte non molto diversa da quella del coccodrillo per prelevarne la pelle; questa viene utilizzata per la produzione di scarpe da ginnastica e da tennis. L'Italia è la principale importatrice di questo tipo di pelle.

Lana

La lana fa parte di quei prodotti che a prima vista non sembrano particolarmente cruenti, ma come in tutti gli altri casi di prodotti animali, lo sfruttamento e la sofferenza sono una costante, determinati dalla costante ricerca del profitto. La maggior parte della lana, a livello mondiale, proviene dalla Australia; essendo un mercato grande e proficuo, le greggi sono composte da migliaia di pecore, e quindi, come diretta conseguenza, l'attenzione per le necessità ed i problemi del singolo animale diventa anti-economico. Come negli altri tipi di allevamenti intensivi, un alto livello di mortalità, soprattutto nelle prime settimane di vita, viene considerato normale, ed è compensato economicamente appunto dal gran numero di animali presenti nel gregge.

Per gli animali sopravvissuti, la vita nel gregge non è facile. Poche settimane dopo la nascita, vengono tagliate le code, senza anestesia, e per gli agnelli si procede alla castrazione (anch'essa praticata quasi sempre senza anestesia). In seguito, si procede con un'altra barbara mutilazione, che consiste nello strappare ampie strisce di pelle dalle zampe posteriori, attorno alla zona dell'ano.

In Australia, la razza di pecore più comunemente allevata è la merinos, appositamente cresciuta con la pelle grinzosa, cioè dotata di molte pieghe, grazie alle quali la lana prodotta è maggiore rispetto ad una pecora normale. Questo sovraccarico innaturale di lana causa spesso problemi durante i periodi più caldi, poiché gli animali sono sfiniti dalla calura, e nelle pieghe della pelle si accumulano facilmente urine e feci. Sono quest'ultime che attirano le mosche a deporre le loro uova, causando notevoli problemi agli animali quando nascono le larve. Ed è appunto per cercare di prevenire questo che gli allevatori strappano larghi brandelli di pelle alle pecore; nonostante ciò, spesso le mosche arrivano a deporre le uova sulle ferite sanguinanti, prima che abbiano il tempo di guarire. Benché ci sia il sospetto che questa pratica possa causare la morte di più animali di quanti non ne salvi, la pratica di questa barbara mutilazione continua.

Non mancate di visitare www.liveexport-indefensible.com per saperne di più sulla "vita" delle pecore australiane.

La tosatura è spesso una attività violenta. Le pecore vengono tosate in primavera; i tosatori vengono usualmente pagati per volume e non per ora, e questo significa che lavorano il più veloce possibile, usualmente senza la benché minima cura per l'animale. Inoltre, risulta molto importante il momento in cui viene effettuata la tosatura, dato che se viene fatta troppo tardi si perde lana, e quindi soldi; perciò, nell'affrettarsi generale, ogni anno un gran numero di pecore muore perché esposta alle intemperie dopo una tosatura prematura.

Infine, mostrando ancora una volta la perfetta analogia con gli altri tipi di allevamento moderni, le pecore, quando iniziano a diventare "improduttive", vengono immediatamente mandate al macello per essere sostituite con animali più giovani e redditizi.

E' inutile sottolineare come prima di arrivare al macello, le pecore siano quasi sempre costrette ad un lungo ed estenuante viaggio, durante il quale spesso non hanno neanche la possibilità di bere e mangiare; inoltre si deve anche tener conto che le pecore sono animali timidi per loro natura, e si spaventano facilmente, per cui soffrono molto dello stress del viaggio, oltre di quello causato dalla vita nell'allevamento.

Piumini

Le piume per le imbottiture vengono strappate senza anestesia alle oche. Queste vengono prese per il collo e poi legate per le zampe o semplicemente immobilizzate tra le ginocchia dell'addetto.

Una volta terminata l'operazione, la pelle delicata dell'oca, terrorizzata e dolorante, viene spolverata di disinfettante fino al prossimo spiumaggio. Lo spiumaggio inizia all'età di otto settimane e di solito viene ripetuto ogni due mesi per ancora due o tre volte. Dopo di ché l'oca viene uccisa per la carne d'oca o alimentata forzatamente e poi uccisa per produrre paté de foie gras.

Una parte di piume deriva invece dall'uccisione delle oche. Ma a prodotto finito è impossibile sapere se il piumaggio viene da oche vive o morte. Poco cambia per un consumatore etico che non comprerebbe comunque un prodotto che comporta la sofferenza o l'uccisione di animali.

Seta

Anche la seta è un prodotto della morte. La seta deriva dal bozzolo di una farfalla; occorrono 1500 bachi per fare 100 grammi di seta. Per impedire che il baco possa uscire dal bozzolo mangiando la parete e quindi rompendo i fili di seta, le larve sono uccise con l'ebollizione, oppure nel forno a microonde.

Fonte: LAV Modena

Foreign visitors go to: The Big Cover Up

E siccome le parole a volte non bastano, guardate il video!


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