2 marzo 2012

Lana? No grazie!

no vivisezione

E' possibile proteggersi dal grande freddo evitando inutili sofferenze agli animali? La risposta è senza dubbio affermativa: è giunta l'ora di fare un pò di chiarezza sull'argomento lana e sul perché consideriamo un caldo e morbido capo in lana alla stregua di un capo in pelle o pelliccia.
Eh sì, perché il mantello di lana non è stato creato per produrre maglioni per il genere umano ma per consentire alle legittime proprietarie di proteggersi dall'ambiente esterno adattandosi al loro habitat naturale, perdendo o infoltendo il pelo durante il susseguirsi delle stagioni  proprio come i cani e i gatti. 
La lunga mano dell'uomo nella tosatura delle pecore è tutt'altro che un'esperienza bucolica: lungi dall'essere un banale taglio di capelli, questo intervento è spesso eseguito meccanicamente, frettolosamente e dolorosamente.
Per non parlare ovviamente dell'allevamento in sè e della barbara pratica del mulesing diffusa soprattutto in Australia. Dietro un "bel" maglioncino in lana merino c'è anche questo:


Al posto della lana vi sono innumerevoli materiali alternativi - vegetali o sintetici: cotone felpato, viscosa, acrilico, fustagno, pile, alcantara, goretex, ecc. 
Non cerchiamo scuse e non nascondiamoci dietro deboli alibi: scegliamo di indossare capi animal friendly...ci vuole così poco!
Lana? 

5 commenti:

  1. Io ho un fantastico cappottino di Zara lana-free e caldissimo! Non è affatto necessaria la lana per proteggersi dal freddo.

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  2. @sascha: il problema degli acquisti da zara come di altre centinaia di aziende low cost è che da una parte fai bene a una pecora, dall'altra fai male a un lavoratore (probabilmente minorenne)
    Vestire etico al 100% è difficile... e soprattutto ci vogliono tanti soldi!

    :(

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  3. Sono d'accordo con quello che scrivi, però è davvero difficile trovare un cappotto caldo in materiale naturale, se hai qualche link te ne sarei grata!

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    1. Beh, ormai si trovano ovunque cappotti, o parka e simili, in tessuti animal-friendly, basta spulciare le etichette.
      Certo il problema etico esiste ma bisogna sempre fare i conti con il portafoglio...puoi dare un'occhiata da Oviesse, H&M o Zara, tanto per citare negozi diffusi su strada, e volendo puntare all'etico abbordabile c'è Nomads che firma molti cappottini in cotone e tutti fair-trade, ma vanno sempre controllati i dettagli perchè il brand non ha una policy vegan:

      https://www.nomadsclothing.com/retail/womenswear/outerwear

      Se per caso ti serve un giaccome possiamo suggerirti il Razzer della Bench, noi di Stiletico lo abbiamo preso lo scorso anno in saldo su Amazon UK e ne siamo entusiaste. E' misto cotone ed è incredibilmente caldo e comodo:

      http://www.amazon.co.uk/s/ref=nb_sb_noss?url=search-alias%3Daps&field-keywords=razzer+bench&x=15&y=17

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  4. dal momento che sia un cappotto in lana che un cappotto in sintetico possono essere stati prodotti sfruttando i lavoratori, in Cina ma anche qui in Italia, diciamo che il male minore è comunque acquistare un capo in sintetico
    il problema delle condizioni dei lavoratori va ovviamente posto sempre, anche quando compriamo una pentola, un ombrello, un dondolo per il giardino, piuttosto che un anello, un paio di occhiali, etc.
    Non è questione di vegan o non vegan

    se possibile cercare ovviamente presso i negozi etici al 100% come Vaute Couture (USA) che usa materiali all'avanguardia, o comprare comunque capi in materiali tecnici innovativi (v marchi come Patagonia ad esempio)

    ma dovendo accontentarsi per non spendere troppo, non ci sono dubbi: sintetico

    ormai fanno piumini e cappotti in sintetico, cappotti in cotone pesante, etc.

    io ad esempio uso un cappotto in panno di cotone pesante e sotto ci metto - come fosse una fodera staccabile :-D - un pile che si apre per tutta la lunghezza davanti sempre in colore nero
    e a seconda del clima metto e tolgo!

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