30 gennaio 2015

We Respect Ducks

La puntata di Report "Siamo tutti oche", del 22 novembre scorso, ha destato molto stupore, una cospicua parte della popolazione italiana era ignara dei metodi utilizzati per la spiumatura, pensavano probabilmente che le piume venissero tolte alle oche una volta morte, senza considerare, però,  il numero enorme di oche morte che ci vorrebbero per soddisfare i capricci delle aziende di moda e di quelle di tessuti per la casa. Ovviamente è plausibile, essendo così lontani dalla natura, che molte persone non si siano mai chieste niente e che siano rimaste sconcertate dalla realtà.
Chi sceglie di diventare vegan per motivi etici, queste cose le conosce molto bene, evita, infatti, sia le piume, che la lana, la seta, la pelle e le pellicce.
E noi di Stiletico lo sappiamo bene!
Per questo motivo, oggi, torniamo a parlate di un'azienda, di cui abbiamo già parlato qualche settimana fa, qui, ma con alcune specifiche ottenute parlando con l'azienda e testando personalmente uno dei loro capi.
Parliamo appunto di Save the duck.
Abbiamo acquistato un loro capo a metà dicembre, in un negozio a via del Boschetto a Rione Monti, Roma. Sinceramente considerando la leggerezza del capo eravamo un pochino preoccupate, pensavamo che non avremmo superato senza una bella febbre l'inverno, invece abbiamo cambiato decisamente opinione.
Il modello scelto è una cappa trapuntata con maniche a 3/4, colore Nero, 


La cosa che ci ha colpite di più oltre alla leggerezza incredibile, è stata la bella sensazione di calore che si ha man mano che lo indossi. Al posto della piuma d'oca utilizzano l'evoluta tecnologia Plumtech: un'ovatta che nasce dall'esigenza di ricreare la sofficità della piuma, pur conservando i vantaggi di un'imbottitura termica tecnologica. Come ci hanno spiegato l'alta densità della fibra Plumtech consente di intrappolare nella propria struttura un'altissima quantità di aria (che è il migliore isolante termico), mantenendo la temperatura del corpo al suo naturale calore, (esattamente quello che scoprirono quando iniziarono a spiumare le povere oche). Questa tecnologia permette quindi di mantenere il corpo caldo seppur con estrema leggerezza. Possiede anche un alto grado di assorbimento dell'umidità, in grado così di dissipare l'eccessivo calore dato dall'attività fisica o dalla vita cittadina, inoltre è lavabile e si asciuga facilmente.
Altre specifiche dei loro materiali qui .
Ci sentiamo quindi molto soddisfatte! 
Unica nota negativa il made in China, ovviamente abbiamo chiesto spiegazioni anche di questo e citiamo di seguito la loro risposta:
"Save The Duck da sempre si avvale di fornitori che rispettano in toto i diritti dei lavoratori. Il piumino Save The Duck è studiato in Italia quanto a design, modellistica e vestibilità. Viene prodotto nella Repubblica popolare Cinese presso grosse fabbriche certificate di alta qualità e il controllo qualità viene effettuato sia in loco da un ufficio di nostra proprietà dedicato alla produzione sia in Italia presso i centri di controllo qualità e logistica."
Speriamo che prima o poi anche loro si avvalgano di una certificazione concreta oltre che dalle loro semplici dichiarazioni.  

4 commenti:

  1. Mi dispiace molto perchè lo avrei comperato. Ma Made in China mai!

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  2. Il prossimo anno me ne prendo senz'altro uno. Bellissimo anche il design.
    Grazie per la recensione.

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  3. Purtroppo il made in China ormai riguarda la maggior parte della produzione dell'ex-made in italy, e questo non riguarda solo l'abbigliamento, ma anche ogni singolo oggetto che abbiamo in casa: dallo scolapasta all'accendigas alle lenzuola allo scopino per il bagno, al nostro cellulare. Preferiamo i marchi che pongono attenzione alle condizioni di lavoro in loco, ma il problema è molto più profondo, e riguarda l'economia italiana nel suo complesso, e chi ha permesso ai nostri imprenditori di delocalizzare (oppure sparire, come gran parte dell'industria tessile toscana, fiore all'occhiello dell'economia italiana). Dalla Bialetti alla Omsa, per non parlare dell'agroalimentare (olio d'oliva, etc.), tutti ora producono altrove. Si può preferire il made in italy, certo, e noi sosteniamo molto più volentieri realtà come Quagga, Camminaleggero, Wills, che producono in Italia e in Europa. Ma il problema della delocalizzazione è reale e bisogna farci i conti.

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  4. Questo è il capitalismo. Sono tutti belli e tutti buoni.
    L'importante è che al lavoratore sia garantito un centesimo in più dei 1,9 $ giornalieri stabiliti dalla WB e non è sfruttamento.
    Al prezzo in cui vengono venduti potrebbero benissimo essere prodotti in Italia.
    Cosa c'è di etico?! Mettete le foto degli schiavi non quello delle oche!

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